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La sicurezza negli Studi professionali - Sicurezza sul Lavoro

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La sicurezza negli Studi professionali

Negli studi professionali occorre sempre procedere alla Valutazioni dei Rischi quando siano presenti figure di lavoratori non identificabili come associati (e quindi datori di lavoro essi stessi). In sostanza questi sono i praticanti, le segretarie, i collaboratori non titolari di partita iva, e soprattutto solo quando la prestazione di lavoro è svolta nei medesimi locali i cui ha luogo l'attività professionale.

In poche parole se ad esempio uno studio di commercialisti ha solo professionisti associati (cosi' come deve risultare dall'eventuale atto costitutivo o camera di commercio), questi non sono tenuti ad effettuare la valutazione dei rischi, ma devono ottemperare alle semplici prescrizioni contenute negli articoli 21 e 26 del DLgs 81/08. Il collaboratore deve indossare la tesserina di riconoscimento con foto tessera nome e cognome, qualifica professionale e nome della struttura per la quale sta operando, ed è necessario che rilasci autocertificazione di iscrizione all'ordine professionale o altro. Il titolare e il collaboratore devono condividere, qualora effettuata, la valutazione dei rischi e redigere il DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi interferenti).

Nel caso in cui siano presenti figure "assimilabili" a lavoratori, allora i D.L. o i D.DL.L. se più di uno in virtù del carattere collettivo, dovranno:

a) redigere il D.V.R.;
b) nominare il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione R.S.P.P. qualora non vogliano svolgerlo personalmente e conseguire l'obbligatoria abilitazione;
c) nominare il medico competente e sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori nei casi previsti (ad es. videoterminalisti);
d) provvedere in armonia con il DVR, al piano di gestione delle emergenze, alla formazione, informazione ed addestramento dei lavoratori.

Naturalmente è importante notare che le tutele previste nel luogo di lavoro per i lavoratori, si estendono anche ai soggetti terzi (clienti e lavoratori di altre ditte, ad esempio personale di pulizie). Perciò da valutare sempre nella valutazione gli impianti elettrici, di condizionamento e ventilazione, gli arredi, ed infine l'eventuale presenza di animali riconducibili al professionista (cani, gatti).


Nel caso che uno o più associati, che hanno il loro studio, decidano di associare un altro o altri professionisti, diventano ASSOCIANTI e i colleghi che entrano in associazione sono appunto ASSOCIATI, ai sensi dell'art. 2549 del Cod. Civ.. Se gli associati sono in numero maggiore di tre e lavorano all'interno dello studio, indipendentemente dal numero degli associanti, solo allora si potrebbero configurare come lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Allora, e solo allora, l'associante o gli associanti divengono datori di lavoro.
I professionisti che decidono, collettivamente di associarsi e fondare un loro studio professionale associato, non daranno mai vita ad una configurazione tra associanti e associati e pertanto non saranno mai configurabili quali datori di lavoro e lavoratori.

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