>

La Chiesa, i volontari e la sicurezza - Sicurezza sul Lavoro

Vai ai contenuti

Menu principale:

La Chiesa, i volontari e la sicurezza

Le organizzazioni ecclesiastiche

Parrocchie, Conventi ed Enti di beneficienza possono spesso presentare attivita' di gestione al di fuori del culto, che servono a mantenere in efficienza le strutture in cui si opera (pensiamo alle chiese, ai conventi, agli oratori). In queste strutture spesso si possono avere diversi tipi di figure di "lavoratori". Da una parte avremo i lavoratori cosi' come descritti in capo alle definizioni dell'Art. 2, comma 1, lettera a) del D.L.vo 81, (spesso assunti nell'organizzazione in base ad un CCNL di multiservizi o pulizie o in altri casi come lavoratori atipici), mentre dall'altra avremo dei "lavoratori volontari" che operano a titolo gratuito senza ricevere corrispettivo (in questo caso pensiamo ai catechisti, ai volontari per l'allestimento delle feste patronali, degli eventi religiosi, delle iniziative benefiche).
Le modifiche apportate dal D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 al decreto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro hanno introdotto una distinta disciplina per i volontari rispetto a quella prevista per i dipendenti. In particolare una tutela “limitata”, e soltanto analoga a quella prevista per i dipendenti, è riconosciuta solo ai volontari che operano all’interno delle organizzazioni di volontariato e a coloro che prestano gratuitamente e spontaneamente la propria attività a favore di soggetti già qualificati come datori di lavoro.
Occorre ricordare che in questi casi i gruppi non assumono la veste di soggetti giuridici organizzati e pertanto la responsabilita' giuridica rimane in capo alla parrocchia nella persona del Parroco, che rappresenta l'Amministratore e il legale rappresentante della stessa. Da questo deriva che tutti gli obblighi e le relative sanzioni previste dal D.Lvo. 81 faranno capo al suddetto parroco. Il parroco infatti esercita la propria responsabilita' amministrativa sotto l'autorita' del Vescovo diocesano. Si tratta di una responsabilita' che esige di essere esercitata, come stabilito dai canoni 519  "con la collaborazione di altri presbiteri o diaconi e con l'apporto di fedeli laici". Questa responsabilita' e sottesa a tutte le attivita' che si svolgono all'interno della struttura o sotto il coordinamento e l'iniziativa della struttura diocesana stessa ed il parroco stesso non puo' rinunciarvi ed alla quale l'ordinario diocesano non puo' sostituirsi se non in caso di negligenza.

I volontari associati
In altri casi, quando siamo in presenza di cosiddetti "volontari associati ai sensi della Legge 266/91, per i quali si applica l'Art. 3, comma 12-bis del D.Lvo. 81, il volontario presta la propria opera all'interno delle strutture nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro. In questo caso il parroco è tenuto a fornire e documentare al volontario dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attivita'. Inoltre il parroco e' tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare e, ove cio' non sia possibile, a ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e altre attivita' che si svolgano nell'ambito della medesima organizzazione. Il parroco assume sempre una "posizione di garanzia" sotto il profilo penale nei confronti dei volontari che lavorano nell'ambito delle attivita' o degli ambienti della parrocchia, a maggior ragione se questa pone a disposizioni degli stessi attrezzature non a norma o non adeguatamente installate ed utilizzate. Vige sempre il principio della "culpa in eligendo" e della "culpa in vigilando".

Riferimenti:
D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, artt. 2 e 3
D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106, art. 2 e 3

Legge 11 agosto 1991, n. 266, artt. 1-17
Altre Fonti: Don Lorenzo Simonelli, Enti Non Profit, N. 6/2010

 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu